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La dieta basata sul tuo DNA

Post aggiornato il 21 Maggio 2021 alle 12:13

Articolo realizzato a cura della dottoressa Maria Carmela Padula, biologa nutrizionista e ricercatrice.

INTRODUZIONE

In questo articolo di carattere scientifico-divulgativo, la d.ssa Maria Carmela Padula, ricercatrice e biologa nutrizionista di Polimedica, ci parla di salute, dieta e genetica.

Qui sono spiegate in modo semplice, ma rigoroso, le differenze fra nutrigenetica e nutrigenomica e come queste nuove scienze possano aiutare le persone a migliorare il proprio stato di salute. Tramite dei test validati scientificamente che fino a poco tempo fa erano considerati quasi fantascienza, ma che adesso sono disponibili nei migliori centri medici, dei nutrizionisti specializzati possono realizzare così una dieta realmente personalizzata sulle caratteristiche della singola persona.

Indice:

Nutrigenetica e nutrigenomica: la nuova frontiera della nutrizione

Sentiamo spesso parlare di come le abitudini alimentari e lo stile di vita influenzino il nostro stato di salute generale. 

Una ricerca presso la Stanford University ha dimostrato che le persone hanno perso molto più peso seguendo una dieta basata sul loro profilo del DNA, rispetto ai tradizionali metodi di perdita di peso. Lo studio ha scoperto che quelli che seguivano una dieta che corrispondeva al loro genotipo perdevano da due a tre volte più peso in dodici mesi.

Uno studio su ampia scala ha dimostrato che coloro che portavano la mutazione genetica per il diabete che seguivano una dieta povera di grassi, avevano quasi tre volte in più la probabilità di avere un ictus, tuttavia potevano neutralizzare il rischio scegliendo una dieta più mediterranea ricca di noci e olio d’oliva. Ciò che mangi può modulare i determinanti della tua salute: ciò significa che una dieta fatta bene, aiuta a migliorare il tuo stato di salute e a prevenire l’insorgenza di gravi patologie.

La sola nutrigenetica non determinerà il tuo benessere futuro.

I geni in realtà forniscono solo una tendenza, non un destino. La cosa più importante è mangiare in modo sano e fare le giuste scelte nutrizionali per il tuo profilo genetico. In questo modo puoi rimanere sano e ottimizzare la tua forma fisica.

  • È possibile attraverso dei test genetici sapere quali sono gli alimenti più adatti al nostro organismo?
  • Gli alimenti possono aumentare (o diminuire) il rischio di sviluppare determinate malattie e addirittura modificare il DNA?
  • Come funziona la dieta su base nutrigenetica?

A queste e ad altre domande puoi  trovare la risposta nel presente articolo che, ricordiamo, è stato supervisionato da una professionista qualificata. Nel caso in cui tu voglia ulteriormente approfondire la questione o porre altre domande, non esitare a contattarci o a lasciare un commento alla fine della pagina.

Ti auguriamo una buona lettura.

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Geni e cibo: l'inizio di un idillio che dura una vita

La nutrigenetica è una moderna scienza in grado di individuare un collegamento tra la nutrizione e la genetica. Studi scientifici recenti dimostrano che ciascun individuo risponde in maniera soggettiva all’alimentazione e che questa soggettività è correlabile al patrimonio genetico, ossia al nostro DNA.

Perché? Perché nel nostro DNA possono essere presenti variazioni genetiche, anche minime, a causa delle quali possono verificarsi risposte “errate” dell’organismo all’introduzione di determinati alimenti.

La ricerca scientifica sta progredendo nel senso della genomica nutrizionale, che coinvolge, oltre alla nutrigenetica, anche la nutrigenomica.

La medicina predittiva e di precisione

La medicina predittiva è un campo della medicina, probabilistica e individuale, che mira ad indagare, nei soggetti sani, fattori che possono favorire l’insorgenza di una patologia.

La medicina di precisione è “un approccio emergente per il trattamento e la prevenzione delle malattie che tiene conto della variabilità individuale dei geni, dell’ambiente e dello stile di vita per ogni persona”.

Due facce della stessa medaglia

Nutrigenetica e nutrigenomica sono due facce di una stessa medaglia, quella della salute: se la prima mira ad identificare varianti del DNA che determinano la risposta ai nutrienti, la seconda studia quanto e come il DNA (l’espressione dei nostri geni) è influenzato da ciò che mangiamo, ossia quanto e come i nutrienti contenuti negli alimenti interagiscono con il nostro genoma.

Entrambe le moderne discipline rientrano in una nuova dimensione della medicina, nota come medicina di precisione e predittiva, che, partendo dall’assetto genomico di un soggetto, può individuare la predisposizione a determinate patologie e fornire lo spunto per mettere in atto interventi nutrizionali e comportamentali volti a minimizzarne il rischio.

La dieta per prevenire e ridurre i rischi dovuti al proprio patrimonio genetico

Un nuovo concetto di prevenzione si fa dunque strada grazie alle conoscenze ottenute dal Progetto “Genoma Umano“, progetto di big science di durata decennale che ha avuto l’obiettivo di conoscere la sequenza dei geni della specie umana e la loro posizione sui vari cromosomi, permettendo di costruire così una mappa del genoma umano.

Abbiamo oggi a disposizione l’intera sequenza genetica umana e sappiamo che condividiamo il 99% dei geni e siamo diversi per polimorfismi del singolo nucleotide (SNP), ossia variazioni di una singola base del DNA.

Gli SNPs sono variazioni lievi nell’assetto genetico individuale associate alla maggior parte delle patologie

La caratterizzazione di tali SNPs è di fondamentale importanza in patologia, quanto in farmacologia, in quanto gli stessi possono influenzare lo sviluppo di diverse patologie umane, ma anche la risposta ai farmaci.

La presenza di varianti geniche di rischio, tuttavia, non  equivale necessariamente a determinare la malattia secondo un meccanismo “on-off”: gli SNPs possono essere immaginati come degli aghi localizzati nelle vicinanze di un palloncino di plastica che potrebbe scoppiare se l’ago si avvicinasse al palloncino. A determinare la “distanza di sicurezza”, garante dell’integrità del palloncino, sono diverse altre componenti o “triggers”, di tipo ambientale.

Tale immagine chiarisce come, sebbene la predisposizione genetica individuale sia immutabile, la componente ambientale, ossia lo stile di vita dell’individuo, quindi anche la sua alimentazione, possa essere la chiave per minimizzare il rischio di una patologia.

Un approccio nutrizionale completo e personalizzato

Geni ed ambiente agiscono sinergicamente e con un effetto sullo stato di salute che può essere sia positivo che negativo, in quanto, sebbene l’assetto genetico individuale sia immodificabile, la componente ambientale, con particolare riferimento alle abitudini alimentari, può influenzare l’espressione di determinati geni intervenendo sulla predisposizione a determinate patologie.

L’approccio nutrigenetico permette proprio di individuare le predisposizione genetiche, mentre quello nutrigenomico permette di mantenere la “distanza” di sicurezza precedentemente citata.

Per quanto cominci ad emergere recentemente il concetto secondo il quale l’influenza della dieta sul bilancio salute/malattia dipende anche dal corredo genetico, le interazioni geni/nutrienti sono ancora in parte oggetto di studio e molto rimane da decodificare.

Risulta chiaro, tuttavia, che un approccio nutrizionale completo dovrebbe tenere in considerazione che, ad ogni atto alimentare, non mangiamo solo chilocalorie, ma mangiamo soprattutto composti bioattivi in grado di influenzare i nostri sistemi biologici modulando l’espressione di specifici geni.

La nutrigenetica fornisce, dunque, strumenti che equivalgano alla possibilità di direzionare schemi alimentari sulla base del DNA, improntati quindi su aspetti che, rispondendo alla più totale personalizzazione, si affiancano alle linee guida vigenti in tema di alimentazione e nutrizione umana e procedono nella direzione del raggiungimento di un benessere personalizzato e assoluto.

Non mangiamo solo chilocalorie, ma mangiamo soprattutto composti bioattivi in grado di influenzare i nostri sistemi biologici modulando l’espressione di specifici geni.

Dovremmo, dunque, fare scelte alimentari sulla base di quanto è scritto nel nostro DNA (nutrigenetica) e sulla base di una qualità nutrizionale che assicuri al nostro organismo composti health-promoting (nutrigenomica).

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Maria Carmela Padula, biologa nutrizionista e ricercatrice

Biologa nutrizionista e ricercatrice, con un dottorato in “Biologia e biotecnologie”.

Nel corso della sua attività professionale si è sempre occupata di ricerca, producendo numerose pubblicazioni, alcune delle quali hanno ricevuto degli importanti riconoscimenti.

Dal 2019 ha iniziato  la sua collaborazione qui a Melfi in Polimedica, oltre a proseguire la sua attività di ricerca in ambito reumatologico presso l’ospedale San Carlo di Potenza.

Bibliografia di riferimento
  • Comerford KB, Pasin G. Gene-Dairy Food Interactions and Health Outcomes: A Review of Nutrigenetic Studies. Nutrients. 2017;9(7). pii: E710. doi: 10.3390/nu9070710.
  • Kabisch S. Nutrigenetic effects in metabolic syndrome – A cornerstone for individualized therapy. J Diabetes Complications. 2019;33(3):193-194.
  • Peña-Romero AC, Navas-Carrillo D, Marín F, Orenes-Piñero E. The future of nutrition: Nutrigenomics and nutrigenetics in obesity and cardiovascular diseases. Crit Rev Food Sci Nutr. 2018;58(17):3030-3041.
  • Ramos-Lopez O, Milagro FI, Allayee H, Chmurzynska A, Choi MS, Curi R, De Caterina R, Ferguson LR, Goni L, Kang JX, Kohlmeier M, Marti A, Moreno LA, Pérusse L, Prasad C, Qi L, Reifen R, Riezu-Boj JI, San-Cristobal R, Santos JL, Martínez JA. Guide for Current Nutrigenetic, Nutrigenomic, and Nutriepigenetic Approaches for Precision Nutrition Involving the Prevention and Management of Chronic Diseases Associated with Obesity. J Nutrigenet Nutrigenomics. 2017;10(1-2):43-62.
BRANCA DI RIFERIMENTO: NUTRIZIONE E ALIMENTAZIONE

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