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Spalla congelata

Post aggiornato il 26 Marzo 2021 alle 16:42

Articolo realizzato a cura della redazione del sito di Polimedica Melfi con la supervisione dei nostri medici specialisti.

INTRODUZIONE 

La spalla congelata, nota anche come capsulite adesiva, è una condizione caratterizzata da rigidità e dolore nell’articolazione della spalla. La sintomatologia di solito si sviluppa gradualmente, peggiorando nel corso del tempo.

In questo articolo viene spiegato che cos’è la sindrome della Spalla Congelata, quali sono i sintomi e come risolvere il problema. In particolare verrà raccontato un caso clinico trattato attraverso la fisioterapia.

Indice:

I sintomi

La spalla congelata si sviluppa in genere in modo lento e in tre fasi, ogni fase può durare alcuni mesi.

  • Fase di congelamento: qualsiasi movimento della spalla causa dolore e l’ampiezza di movimento della spalla inizia a ridursi.
  • Fase congelata: il dolore può iniziare a diminuire durante questa fase. Tuttavia, la spalla diventa più rigida e il suo utilizzo diventa più difficile.
  • Fase di scongelamento: l’ampiezza di movimento della spalla inizia a migliorare.

Per alcune persone, il dolore peggiora durante la notte, a volte interrompendo addirittura il sonno.

Le cause e i fattori di rischio

Ma quali sono i motivi che portano una persona a soffrire di capsulite adesiva?

Le ossa, i legamenti e i tendini che formano la spalla sono racchiusi in una capsula di tessuto connettivo. La spalla congelata si verifica quando questa capsula si ispessisce e si stringe intorno all’articolazione della spalla, limitandone il movimento.

I medici non sono ancora del tutto certi dei motivi per cui questo accada ad alcune persone, anche se è più probabile che la patologia si sviluppi in persone che hanno il diabete o che hanno dovuto immobilizzare la spalla per un lungo periodo, ad esempio dopo un intervento chirurgico o una frattura del braccio.

Alcuni fattori possono aumentare il rischio di sviluppare la spalla congelata.

Età e sesso
Le persone di 40 anni e più, in particolare le donne, hanno maggiori probabilità di avere la spalla congelata.

Immobilità o ridotta mobilità
Le persone che hanno avuto un’immobilità prolungata o una ridotta mobilità della spalla sono ad alto rischio di sviluppare la spalla congelata. L’immobilità può essere il risultato di molti fattori, tra cui:

  • Lesione della cuffia dei rotatori
  • Frattura dell’arto superiore
  • Ictus cerebrale
  • Esiti di un intervento chirurgico alla spalla

Malattie sistemiche
Le persone che hanno determinate malattie sembrano avere più probabilità di sviluppare la spalla congelata. Le malattie che potrebbero aumentare il rischio includono:

  • Diabete
  • Ipertiroidismo
  • Ipotiroidismo
  • Malattie cardiovascolari
  • Tubercolosi
  • Morbo di Parkinson

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Come avviene la diagnosi e come si può curare

Durante l’esame obiettivo, il medico (in genere uno specialista in fisiatria) fa effettuare al paziente determinati movimenti: valutando il grado di mobilità il medico può già diagnosticare la problematica; la spalla congelata influisce sul range di movimento sia attivo che passivo.

La spalla congelata può essere diagnosticata solitamente anche solo attraverso la visita, ma il medico potrebbe suggerire ulteriori esami come i raggi X o una risonanza magnetica per escludere eventuali altri problemi.

Il trattamento della spalla congelata comporta il controllo del dolore alla spalla e il mantenimento della massima libertà di movimento.

Farmaci
Gli antidolorifici da banco, come l’aspirina e l’ibuprofene, possono aiutare a ridurre il dolore e l’infiammazione associati alla spalla congelata. In alcuni casi, il medico può prescrivere farmaci antidolorifici e antinfiammatori più forti.

Terapia
Un fisioterapista può aiutare ad affrontare la spalla congelata e far recuperare la maggior mobilità possibile attraverso un mix di interventi fisioterapici su misura prescritti dallo specialista (è molto importante la collaborazione e la possibilità di confronto fra fisioterapista e fisiatra per ottimizzare la terapia) inoltre potrà insegnare al paziente gli esercizi opportuni da fare anche a a casa utili per velocizzare la guarigione e prevenire peggioramenti in caso in futuro si ripresentino i sintomi. In questi casi l’ impegno da parte del paziente nel fare questi esercizi è importante per ottimizzare il recupero della mobilità.

Soluzioni chirurgiche e altre procedure
La maggior parte delle spalle congelate migliora da sola dai 12 ai 18 mesi, la fisioterapia accelera i tempi di recupero, diminuisce il dolore e la possibilità di movimento. Tuttavia, per i sintomi persistenti, il medico può suggerire:

  • Iniezioni di corticosteroidi o acido ialuronico: L’iniezione di corticosteroidi nell’articolazione della spalla può aiutare a ridurre il dolore e migliorare la mobilità della spalla, specialmente nelle prime fasi del processo.
  • Distensione articolare: l’iniezione di soluzione fisiologica nella capsula articolare può aiutare ad allungare il tessuto e facilitare il movimento dell’articolazione.
  • Manipolazione o mobilizzazione della spalla:  questa procedura prevede l’uso di anestetici, così il paziente sarà incosciente e non sentirà dolore. Il medico sposta l’articolazione della spalla in diverse direzioni, per aiutare a sciogliere il tessuto teso.
  • Chirurgia: La chirurgia per la spalla congelata è rara, ma se nient’altro ha aiutato, il medico può raccomandare un intervento chirurgico per rimuovere il tessuto cicatriziale e le aderenze dall’articolazione della spalla (è in questa fase che il paziente deve rivolgersi ad un ortopedico).

Un caso concreto di intervento fisioterapico

Il quadro di partenza

La paziente si è rivolta in Polimedica a causa di forti dolori alla spalla destra, che tra l’altro comportavano una limitata capacità articolare.

Il dolore ormai non le permetteva più di eseguire anche i movimenti più semplici legati all’attività quotidiana, pertanto era costretta a far uso frequente di antinfiammatori e antidolorifici durante il corso della giornata, quindi era necessario trovare una soluzione al più presto che le permettesse di migliorare la sua condizione di salute.

Dopo essersi sottoposta a visita specialistica fisiatrica, la paziente mi è stata affidata per intraprendere una serie di azioni fisioterapiche.

La diagnosi era la seguente: CAPSULITE ADESIVA SPALLA DX CON NOTEVOLE LIMITAZIONE FUNZIONALE.  TENDINOPATIA DEL SOVRASPINOSO DX E CALCIFICAZIONI BILATERALI

Al momento dell’ingresso in terapia la paziente presentava dolore e limitazione funzionale, con rigidità muscolare della spalla destra.

Come prima terapia è stata utilizzata la tecar con l’obiettivo principale di ridurre l’informazione algica, favorire l’irrorazione dei tessuti con un maggior apporto di ossigeno e migliorare il R.O.M. (range of motion) articolare e di conseguenza permettere l’esecuzione dei movimenti più semplici.

Il percorso fisioterapico

Con il miglioramento del dolore si è effettuata la massoterapia cercando di eliminare i trigger point attivi conseguenza di movimenti anomali, lo scollamento dei tessuti e la decoaptazione dell’articolazione, proseguendo poi con la mobilizzazione della spalla.

Il miglioramento della sintomatologia dolorosa ha consentito così un recupero del rom articolare e si sono inoltre scongiurati i frequenti episodi di blocco della spalla.

Oltre a ciò è stata impiegata l’ultrasuono-terapia per cercare di stimolare i processi biologici di guarigione dei tessuti.

L'opinione della paziente in prima persona e alcuni video ripresi durante la terapia

Al termine del periodo di terapia per curare la sindrome da spalla congelata, è stata fatta un breve intervista alla paziente chiedendole di raccontarci la sua personale esperienza al riguardo.

Conclusioni

In seguito alla successiva visita fisiatrica, lo specialista ha ritenuto che non sarebbe stato necessario proseguire con un ulteriore ciclo fisioterapico, essendo le condizioni della paziente migliorate. Il fisiatra ha riscontrato una diminuzione della sintomatologia dolorosa con conseguente miglioramento della funzionalità articolare.

Le è stato consigliato di proseguire a casa con gli esercizi appresi durante le sedute, inoltre le è stata praticata un’infiltrazione di acido ialuronico per ridurre ulteriormente il residuo di dolore e liberare maggiormente l’articolazione, assieme ad un ciclo di onde d’urto focalizzate.Se ti è piaciuto questo articolo, vuoi porgere domande, rimanere aggiornato e non perderti altri articoli, ti suggerisco di seguirci attraverso la  mia pagina facebook di Polimedica.

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