Tirzepatide e semaglutide: oltre il dimagrimento. Cosa dicono davvero gli studi più recenti

Ultimo aggiornamento il 23 Settembre 2026
immagine per articolo confronto tirzeparide e semaglutide

RISPOSTA RAPIDA: Tirzepatide e semaglutide non vanno considerate soltanto come farmaci per perdere peso. Gli studi più recenti mostrano effetti rilevanti anche sul rischio cardiovascolare, sulle complicanze associate all’obesità e sul mantenimento dei risultati nel tempo.

Tirzepatide ha prodotto una maggiore perdita di peso rispetto a semaglutide nello studio SURMOUNT-5, ma questo non significa che sia il farmaco “migliore” in assoluto. La scelta deve dipendere dalla storia clinica, dai fattori di rischio, dalle comorbidità, dalla composizione corporea, dagli obiettivi terapeutici e dalla possibilità di mantenere il trattamento nel tempo.

Il punto centrale è questo: il farmaco può essere uno strumento importante, ma il trattamento è il percorso

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    Gli effetti sul rischio cardiovascolare e la durata nel tempo

    Semaglutide e tirzepatide sono diventate famose soprattutto per la perdita di peso. Ma gli studi più recenti raccontano qualcosa di più interessante:

    stanno cambiando il modo in cui guardiamo all’obesità, al rischio cardiovascolare e, soprattutto, alla necessità di costruire trattamenti capaci di durare nel tempo.

    I nomi sono ormai familiari: tirzepatide e semaglutide, principi attivi conosciuti attraverso medicinali come Mounjaro, Wegovy e Ozempic.

    Una precisazione, però, è importante. Non tutti questi medicinali hanno le stesse indicazioni: nell’Unione Europea Wegovy è autorizzato per la gestione del peso, mentre Ozempic è indicato per il diabete di tipo 2. Mounjaro, a base di tirzepatide, è autorizzato anche per la gestione del peso nelle persone che rispondono agli specifici criteri clinici previsti. European Medicines Agency (EMA)

    Ma se continuiamo a parlare di queste terapie soltanto in termini di chili persi rischiamo di perdere la parte più importante.

    La domanda non è più soltanto: «Quanto fanno dimagrire?»

    ma anche:

    • che cosa succede al rischio cardiovascolare?
    • Cosa accade quando la terapia viene interrotta?
    • Come si mantiene il risultato nel tempo?
    • E soprattutto: quale trattamento è più appropriato per quella determinata persona?

    È qui che il confronto smette di essere una gara tra farmaci e diventa una questione di medicina.

    Due molecole diverse 

    Semaglutide e tirzepatide appartengono alla grande evoluzione delle terapie basate sui sistemi incretinici, ma non sono la stessa molecola.

    La semaglutide è un agonista del recettore GLP-1; la tirzepatide agisce invece sui recettori GIP e GLP-1. Entrambe intervengono su appetito, sazietà e metabolismo glucidico.

    Il confronto diretto è arrivato con SURMOUNT-5, pubblicato sul New England Journal of Medicine: 751 adulti con obesità, senza diabete di tipo 2, trattati per 72 settimane.

    La riduzione media del peso è stata del 20,2% con tirzepatide contro il 13,7% con semaglutide. Studio SURMOUNT-5 – New England Journal of Medicine

    È un risultato importante: nella popolazione studiata e rispetto all’obiettivo della riduzione ponderale, tirzepatide ha prodotto una perdita di peso maggiore.

    Ma non significa automaticamente che esista un farmaco «migliore» in assoluto.

    Perdere più peso e ottenere il miglior risultato clinico per una determinata persona non sono necessariamente la stessa cosa.

    Oltre la bilancia: cosa ci dice il cuore

    Uno degli studi che ha maggiormente cambiato la prospettiva è SELECT.

    Ha coinvolto 17.604 persone con sovrappeso o obesità, malattia cardiovascolare già presente e senza diabete.

    L’endpoint composto da morte cardiovascolare, infarto non fatale o ictus non fatale si è verificato nel 6,5% delle persone trattate con semaglutide 2,4 mg contro l’8,0% del gruppo placebo: una riduzione relativa del rischio del 20%. 

    È un dato importante perché mostra che, almeno nella popolazione ad alto rischio studiata, il trattamento dell’obesità può avere implicazioni che vanno oltre la semplice riduzione del peso.

    Nel 2026 una nuova analisi prespecificata di SELECT, pubblicata su Circulation, ha aggiunto un altro elemento: il trattamento con semaglutide è stato associato a una riduzione della proteina C-reattiva ad alta sensibilità (hsCRP), un biomarcatore di infiammazione correlato al rischio cardiovascolare. La riduzione è risultata osservabile già nelle prime settimane di terapia. 

    Il dato non permette di concludere che la protezione cardiovascolare dipenda da un effetto antinfiammatorio indipendente dal dimagrimento.

    Ma suggerisce una cosa importante: la bilancia potrebbe non raccontare tutto.

    Anche tirzepatide sta mostrando effetti che vanno oltre il peso.

    Nello studio SUMMIT, condotto su 731 persone con obesità e scompenso cardiaco a frazione di eiezione preservata, tirzepatide ha ridotto l’endpoint combinato di morte cardiovascolare o peggioramento dello scompenso e ha migliorato lo stato di salute riferito dai pazienti. Studio SUMMIT – New England Journal of Medicine

    SELECT e SUMMIT non possono essere confrontati direttamente: popolazioni, farmaci ed endpoint sono differenti.

    Ma indicano la stessa evoluzione: le nuove terapie dell’obesità stanno entrando sempre più nella gestione complessiva del rischio cardiovascolare e delle complicanze associate.

    Il punto decisivo: cosa succede quando la terapia si interrompe?

    Forse è questa la parte meno spettacolare della storia. Ma potrebbe essere una delle più importanti.

    L’obesità è una condizione complessa, cronica e spesso recidivante. Non può quindi essere pensata, nella maggior parte dei casi, come un problema da «risolvere» con qualche mese di trattamento.

    SURMOUNT-4 ha mostrato chiaramente il problema. Dopo una prima fase con tirzepatide, l’89,5% delle persone che continuavano il trattamento manteneva almeno l’80% della perdita di peso ottenuta, contro il 16,6% di chi passava al placebo. Nel gruppo che interrompeva il trattamento si osservava un consistente recupero ponderale. 

    Nel 2026 SURMOUNT-MAINTAIN, pubblicato su The Lancet, ha affrontato una domanda ancora più concreta: dopo avere ottenuto una perdita di peso importante, è possibile continuare con una dose inferiore?

    Lo studio ha mostrato che sia la prosecuzione alla dose massima tollerata sia il passaggio a una dose ridotta di tirzepatide consentono di mantenere il risultato molto meglio rispetto alla sospensione del trattamento. 

    La domanda quindi cambia ancora.

    Non più soltanto:

    «Come faccio a perdere peso?»

    ma:

    «Come costruisco un risultato che possa essere mantenuto nel tempo?»

    Semaglutide o tirzepatide: qual è migliore?

    È probabilmente la domanda più immediata ed è anche quella che rischia di essere meno utile.

    • SURMOUNT-5 ci dice che tirzepatide ha prodotto una maggiore perdita di peso nella popolazione studiata.
    • SELECT offre una prova molto robusta sul beneficio cardiovascolare di semaglutide nelle persone con sovrappeso o obesità, malattia cardiovascolare preesistente e senza diabete.
    • SUMMIT mostra risultati importanti di tirzepatide nelle persone con obesità e scompenso cardiaco a frazione di eiezione preservata.

    La conclusione non è che i due farmaci siano uguali. È che la decisione terapeutica non può ridursi alla classifica di quale molecola faccia perdere più chili.

    Storia clinica, presenza di diabete, rischio cardiovascolare, altre patologie, composizione corporea, età, tollerabilità, alimentazione, attività fisica, obiettivi terapeutici e possibilità di mantenere il trattamento nel tempo possono cambiare profondamente la scelta.

    Questa è medicina personalizzata:

    non scegliere semplicemente la molecola più potente sulla carta, ma costruire la strategia più appropriata per il paziente reale.

    Che cosa stiamo realmente trattando?

    Se l’obiettivo è soltanto far scendere il numero sulla bilancia, rischiamo di perdere di vista il problema.

    • Una persona può perdere peso ma anche perdere massa muscolare.
    • Può ottenere un risultato importante senza aver modificato sufficientemente alimentazione, movimento o altri fattori di rischio.
    • Può rispondere bene al farmaco e recuperare peso quando il trattamento viene sospeso.
    • E, soprattutto, può avere bisogno di una terapia farmacologica oppure no.

    Per questo la prima domanda non dovrebbe essere:

    «Posso prendere Mounjaro?»

    Ma:

    • Qual è la mia condizione metabolica?
    • Quali sono i miei fattori di rischio?
    • Qual è la mia composizione corporea?
    • Quale risultato vogliamo ottenere?
    • E come possiamo mantenerlo nel tempo?

    Il farmaco è uno strumento. Il trattamento è il percorso.

    È qui che le evidenze su semaglutide e tirzepatide incontrano un modo diverso di organizzare la cura.

    Un farmaco efficace può essere uno strumento molto importante, ma non sostituisce anamnesi, valutazione clinica, esami, analisi della composizione corporea, nutrizione, movimento e follow-up.

    Ed è proprio per questo che in Polimedica il lavoro sul peso e sul metabolismo è stato costruito come Percorso Peso e Metabolismo, e non come semplice accesso a una prescrizione.

    La valutazione può integrare visita specialistica, esami di laboratorio, DEXA Total Body per approfondire la composizione corporea, nutrizione, supporto infermieristico, attività motoria e monitoraggio nel tempo.

    Il farmaco, quando clinicamente indicato e prescritto dal medico, può entrare nel percorso.

    Quando non è indicato, il percorso continua comunque.

    La differenza è sostanziale:

    Polimedica non vende Mounjaro.
    Prende in carico la persona.

    Ed è forse questa la lezione più importante che arriva dagli studi più recenti.

    Se l’obesità è una condizione complessa e spesso cronica, se il rischio non si misura soltanto in chili e se il risultato deve essere costruito per durare nel tempo, la risposta non può ridursi a una singola prescrizione.

    Serve un sistema capace di valutare, personalizzare, monitorare e accompagnare.

    Il farmaco può farne parte. A volte può essere una parte molto importante.

    Ma il primo passo resta un altro: capire.

    L'articolo in sintesi

    fotografia di presentazione del cardiologo Vincenzo Capogrosso

    Contenuto dell’articolo supervisionato da:

    dottor Vincenzo Capogrosso, cardiologo

    Fonti scientifiche essenziali

    Nota
    Le informazioni contenute nell’articolo hanno finalità divulgative e non sostituiscono la valutazione medica.
    Tirzepatide e semaglutide sono medicinali soggetti a prescrizione. Indicazione, scelta della molecola, dosaggio,
    durata e monitoraggio devono essere definiti dai medici sulla base della storia clinica, delle condizioni
    individuali e delle indicazioni autorizzate.

    Facilmente raggiungibili

    La posizione geografica di Melfi, storicamente un crocevia tra regioni, la rende oggi un polo sanitario strategico facilmente accessibile.

    Per tutti gli abitanti dell’area del Vulture-Melfese (che include centri come Rionero, Venosa, Lavello e Atella), il nuovo servizio rappresenta un’opzione qualificata e di prossimità, che riduce la necessità di affrontare spostamenti verso altri centri per esami così importanti.

    Inoltre, la struttura sta diventando sempre più un punto di riferimento anche per un bacino d’utenza interregionale. Pazienti provenienti dai comuni delle regioni limitrofe, come la Puglia e la Campania, possono trovare in Polimedica una soluzione qualificata e accessibile. Per chi vive in città come Foggia, Cerignola, Grottaminarda ed Ariano Irpino, la struttura offre un’ulteriore opzione per accedere a esami diagnostici in tempi rapidi. Questa accessibilità è dimostrata dai brevi tempi di percorrenza e centinaia di posti auto gratuiti a disposizione della nostra utenza.

    Il servizio di Polimedica, quindi, non solo arricchisce l’offerta locale ma amplia le possibilità di accesso a cure specialistiche per un’intera macro-area, offrendo a tutti una valida opportunità per accedere a esami diagnostici fondamentali quando ne hanno più bisogno.

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