fbpx

La riabilitazione cardiologica fisioterapica

Post aggiornato il 30 Giugno 2021 alle 10:31

Articolo a cura del dr. Massimo Esposto, fisioterapista, con la supervisione della dottoressa Coppa, specialista in Cardiologia.

INTRODUZIONE

La componente fisioterapica è una delle parti che compongono la riabilitazione cardiologica. In questo articolo vengono prima brevemente descritte le fasi della riabilitazione cardiologica per poi focalizzarsi in maniera più dettagliata sugli aspetti legati alla Fisioterapia.

Spesso si crede erroneamente che la Fisioterapia sia legata solamente a trattamenti che riguardano l’apparato muscolo-scheletrico. Non è così. Il fisioterapista preparato può essere un figura che va ad intervenire anche per altri generi di riabilitazioni, come, ad esempio, quelle legate all’apparato cardio-circolatorio.

Proseguendo la lettura dell’articolo, tutto ciò che c’è da sapere sulle fasi della riabilitazione cardiologica e sulle diverse tipologie di quella fisioterapica.

In questa pagina trovi informazioni utili e attendibili. Spieghiamo in modo semplice le cose principali da sapere riguardo a questo argomento.

Indice:

La riabilitazione cardiologica

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la riabilitazione cardiologica è un processo multifattoriale, attivo e dinamico che ha l’obiettivo di prevenire eventi cardio-vascolari, ridurre la disabilità che consegue la patologia cardio-vascolare migliorando la qualità di vita e di minimizzare il rischio di successivi eventi patologici [1].

Le fasi

Essa comprende 3 fasi:

  • Fase 1 – Durante la fase acuta della patologia, consiste nella stabilizzazione dei parametri vitali, nell’educazione del paziente e di chi si prende cura di esso, nell’eliminazione/riduzione dei fattori di rischio, nella mobilizzazione precoce e nell’intervento di supporto infermieristico e psicologico.
  • Fase 2 – Caratterizzata da un progetto riabilitativo di ripresa delle attività della vita quotidiana attraverso l’educazione del paziente, la modifica del suo stile di vita, l’introduzione dell’esercizio fisico (specialmente aerobico) e il supporto da parte di un team multidisciplinare.
  • Fase 3 – Nel lungo termine, è la fase in cui il progetto riabilitativo messo in atto nello step precedente dev’essere convertito in un vero e proprio stile di vita.

Leggi tutto l’articolo e, se pensi che possa essere utile anche a qualcun’altro, non esitare a condividerlo sui social!

Ricevere l’informazione giusta al momento giusto può fare la differenza!

La componente fisioterapica

Nel particolare, la componente fisioterapica consiste in un ramo della terapia riabilitativa cardiologica, che prevede una serie di esercizi e movimenti volti al miglioramento delle funzioni cardio-polmonari e vascolari.

Essa viene eseguita in pazienti a rischio di eventi cardiovascolari e in pazienti che devono essere, o che sono già stati, sottoposti a un intervento chirurgico cardiologico.

Ha, quindi, un’azione:

  • Preventiva, per i pazienti che presentano importanti fattori di rischio per eventi cardiovascolari (come l’obesità, il fumo, livelli elevati di colesterolo, ecc.).
  • Di preparazione, per quei pazienti che andranno incontro a un intervento chirurgico cardiologico, in modo che essi arrivino nelle migliori condizioni possibili al momento dell’intervento e che si riducano non solo i giorni di degenza post-intervento, ma anche le difficoltà causate dall’intervento stesso.
  • Riabilitativa, per i pazienti sottoposti ad intervento chirurgico o a particolari cure mediche, che hanno bisogno di ritornare a livelli di funzionalità sufficienti per essere autonomi e poter portare a termine le attività quotidiane.

In cosa consiste la riabilitazione cardiologica fisioterapica?

Ci sono più tipi di riabilitazione cardiologica fisioterapica, ognuno di questi ha obiettivi più o meno diversi.

Esercizi di respirazione

Mirati a incrementare l’espansione toracica e a migliorare la meccanica respiratoria, usando sia la respirazione diaframmatica che quella polmonare.

Questi esercizi sono utili in quanto la respirazione è strettamente connessa all’attività del sistema cardiovascolare, attraverso l’azione del sistema nervoso autonomo, sia nella sua componente simpatica (con conseguente accelerazione della frequenza cardiaca) che in quella parasimpatica (che comporta il rallentamento della frequenza cardiaca).

Esercizio aerobico

Fondamentale per migliorare la funzionalità cardiaca e vascolare. Infatti, attraverso l’attivazione del simpatico, fisiologica durante l’esercizio, quest’ultimo porta a una fisiologica vasocostrizione, con conseguente aumento del flusso sanguigno e della frequenza cardiaca, che gradualmente migliorano la forza e la funzionalità del cuore nella sua funzione di rifornimento sanguigno per tutto l’organismo.

Viene fortemente consigliato dalle linee guida, che l’esercizio aerobico venga svolto almeno due volte a settimana con sedute da 40 a 60 minuti l’una, per un minimo di 8 settimane [1].

Esercizio di resistenza

Anche questo fortemente raccomandato per quei pazienti con basso o moderato rischio vascolare. Può addirittura precedere l’esercizio aerobico, con l’obiettivo di renderlo più fattibile in seguito, e di aumentare quindi l’aderenza al programma terapeutico.

Tuttavia, per i pazienti ipertesi è bene essere certi di tenere sotto controllo la pressione prima di cominciare un programma con esercizi di resistenza [1].

Stretching

Che nella maggior parte delle sue forme porta a un miglioramento della funzionalità cardiaca, vascolare e in particolar modo endoteliale, attraverso dei meccanismi (già spiegati nell’articolo sugli esercizi di stretching) che coinvolgono un famoso dilatatore prodotto dal nostro stesso organismo: l’ossido nitrico (o monossido d’azoto).

Inoltre, l’allungamento muscolare, grazie all’attivazione del sistema nervoso simpatico e quindi all’aumento temporaneo della frequenza cardiaca, è paragonabile a una leggera forma di esercizio aerobico, che sappiamo essere tra le principali raccomandazioni per i pazienti cardiopatici. A differenza dell’esercizio aerobico, però, ha i vantaggi di poter essere svolto essenzialmente dovunque, senza dover disporre di attrezzature particolari ed è quindi più facile da eseguire con costanza, per consolidare i risultati che si ottengono man mano.

Il progetto riabilitativo cardiologico

Secondo la British Association for Cardiovascular Prevention and Rehabilitation (BACPR), le componenti centrali della riabilitazione cardiologica (oltre alla fisioterapia) comprendono [2]:

  • Educazione e cambiamento dei comportamenti salutari;
  • Gestione dei fattori di rischio legati allo stile di vita (attività fisica, dieta, fumo, ecc);
  • Salute psicosociale;
  • Gestione dei fattori di rischio medici;
  • Terapie cardioprotettive;
  • Gestione a lungo termine;
  • Revisione e valutazione.

Professionalità Polimedica

Per far sì che il progetto riabilitativo cardiologico si verifichi, è necessario che il paziente venga seguito da più professionisti, in un contesto multidisciplinare, di cui fanno parte: medico specializzato in cardiologia, infermiere, fisioterapista, dietologo, psicologo e terapista occupazionale [2].

Molte di queste figure si trovano in Polimedica e sono pronte a lavorare insieme, al fianco del paziente cardiopatico, affinché egli possa recuperare e/o prevenire nel modo più efficace possibile il rischio cardio-vascolare.

Bibliografia/sitografia di riferimento

[1] Linee guida nazionali su cardiologia riabilitativa e prevenzione secondaria delle malattie cardiovascolari: sommario esecutivo, a cura del Gruppo di Lavoro dell’Agenzia per i Servizi Sanitari Regionali, dell’Istituto Superiore di Sanità – Piano Nazionale Linee Guida – e del Gruppo Italiano di Cardiologia Riabilitativa e Preventiva (GICR), Raffaele Griffo e coll., G  Ital Cardiol 2008;9(4):286-297, doi 10.1714/652.7614.

[2] Dalal H M, Doherty P, Taylor R S. Cardiac rehabilitation BMJ 2015; 351 :h5000 doi:10.1136/bmj.h5000.

Di seguito, il link a un breve documento informativo della BACPR: 46C_BACPR_Standards_and_Core_Components_2012.pdf

Articolo a cura del dr. Massimo Esposto

Dottore in fisioterapia, laureato con lode.

Ha competenze nell’utilizzo di apparecchiature robotiche in ambito fisioterapico, nell’uso di apparecchiature medicali, oltre che conoscenze nell’ambito del Linfodrenaggio e nell’ambito dell’Idrokinesiterapia.

Con la supervisione della dott.ssa Annamaria Coppa

Cardiologa con anni di competenza ed esperienza alle spalle.

Esperta di cardiologia clinica, valutazioni cardiologiche pre-operatorie per il giudizio di operabilità e per la stima del rischio operatorio, esegue elettrocardiogrammi, ecocardio e test ergometrici.

Altri articoli

Potrebbe interessarti leggere anche questi articoli

Immagine, con logo di Polimedica Melfi, della fisioterapista dr.ssa Emanuela Simonetti che esegue degli esercizi di Neurodinamica al polso di un paziente. Foto di accompagnamento all'articolo dedicato a Esercizi di Neurodinamica.
Fisiatria

Esercizi di Neurodinamica

Interessante articolo, a cura della dr.ssa Simonetti, su specifiche tecniche fisioterapiche utilizzate per trattare problemi muscoloscheletrici

Leggi →
Foto, con logo di Polimedica Melfi, di due sportivi che eseguono degli esercizi di stretching su un prato. Immagine di accompagnamento all'articolo dedicato a Esercizi di stretching.
Fisiatria

Esercizi di stretching

Sai quanti tipi di stretching ci sono? Come agisce lo stretching sul muscolo? E quali sono i tessuti che possono trarre benefici?

Leggi →
Immagine, con logo di Polimedica Melfi, di una donna che con una mano si tocca la spalla perché dolorante. Foto di accompagnamento all'articolo dedicato a La riabilitazione nell’instabilità di spalla.
Fisiatria

La riabilitazione nell’instabilità di spalla

Indicazioni sulla riabilitazione fisioterapeutica in caso di lussazioni/sublussazioni, conseguenze causate dall’eccessiva mobilità della spalla

Leggi →

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna su