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Sindrome del tunnel carpale (CTS): trattamento postoperatorio

Post aggiornato il 14 Luglio 2021 alle 16:40

Articolo a cura dei fisioterapisti di Polimedica con la supervisione del dottor Losavio, specialista in Neurologia, e del dottor Lapadula, specialista in Neurochirurgia.

INTRODUZIONE

Si sente spesso parlare della Sindrome del tunnel carpale e del fatto che, a volte, sia necessario un intervento chirurgico per correggerla. Altrettanto importante all’operazione in sé, è la fase postoperatoria, che necessita di un piano fisioterapico.

Questo articolo, dopo aver descritto, in maniera completa ma sintetica, la sindrome, e dopo un breve specchietto dedicato all’intervento chirurgico, espone quali sono i trattamenti riabilitativi dedicati al paziente affetto da CTS che si è sottoposto ad un’operazione.

Proseguendo la lettura dell’articolo, tutto ciò che c’è da sapere sul trattamento postoperatorio in caso di Sindrome del tunnel carpale.

In questa pagina trovi informazioni utili e attendibili. Spieghiamo in modo semplice le cose principali da sapere riguardo a questo argomento.

Indice:

Il tunnel carpale

Il tunnel carpale è lo spazio situato tra le ossa del carpo ed il legamento trasverso del carpo (vedi la figura sotto). In questo canale decorrono sia i tendini dei muscoli flessori delle dita sia il nervo mediano.

Qualsiasi cosa diminuisca lo spazio nel tunnel carpale o causi un aumento di volume delle strutture passanti al suo interno, può comprimere il nervo mediano o limitarne la mobilità con conseguente tipica sintomatologia neurologica.

Eziologia

Nell’eziologia, ovvero tra le cause della CTS, ricordiamo un ispessimento della guaina che ricopre i tendini o l’infiammazione dei tendini stessi (tendinite) come conseguenza di attività ripetute in flessione, estensione e presa.

La CTS viene, infatti, definita come una sindrome (insieme di più sintomi) da uso eccessivo. Tra le altre cause di compressione citiamo anche posture non corrette, vibrazioni persistenti contro il tunnel carpale o traumi.

Leggi tutto l’articolo e, se pensi che possa essere utile anche a qualcun’altro, non esitare a condividerlo sui social!

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Diagnosi

La diagnosi della Sindrome del tunnel carpale viene effettuata tramite anamnesi, esame obiettivo con appositi test e tramite un esame più specifico come l’elettromiografia che studia la conduzione nervosa e che produce la documentazione fondamentale per procedere, poi, all’eventuale operazione chirurgica.

L’elettromiografia è molto importante per la diagnosi

poiché esistono tante sintomatologie, come tendiniti o rizoartrosi, che possono dare problemi di formicolio, come accade per la CTS, ma non sono sintomi causati da questa sindrome.

Sintomi

La sintomatologia della sindrome del tunnel carpale è varia. In maniera sintetica e schematica, possiamo identificare tre stadi di sintomi: lieve, moderato e severo.

I sintomi lievi vedono la comparsa di una leggera parestesia notturna. Durante la notte, per un questione di gravità e di immobilizzazione della mano, il canale del carpo infiammato produce edema, la quale va a comprimere contro i nervi provocando un lieve formicolio.

La parestesia notturna potrebbe diventare sempre più grave portando il livello di sintomatologia allo stadio moderato, fino a quello più grave che vede problematiche di deficit motorio e la comparsa anche di atrofia muscolare.

Lo stadio più severo di sintomi da CTS interessa forza e sensibilità delle prime tre dita della mano e della parte mediale del quarto dito, essendo queste innervate dal nervo mediano. Ricordiamo quindi tra i sintomi dello stadio più severo: dolore nella mano che aumenta con l’utilizzo ripetuto, debolezza e atrofia dei muscoli dell’eminenza tenar con conseguente riduzione della capacità di prensione ed alterazioni della sensibilità con formicolio o bruciore.

L’INTERVENTO CHIRURGICO

Quando i sintomi neurologici sono gravi, si interviene chirurgicamente. 

L’intervento chirurgico si effettua in anestesia locale, con tecnica a cielo aperto o in endoscopia. Ha una durata di circa 10 minuti ed è eseguito in regime di day hospital (dimissioni del paziente il giorno stesso dell’operazione).

L’intervento di decompressione del nervo mediano al carpo si effettua aprendo il tetto del canale del carpo costituito dal legamento trasverso del carpo. Con un’incisione di 2 cm si riesce a decomprimere efficacemente il tunnel carpale ed il nervo mediano.

Il recupero post-operatorio dipende principalmente dalle condizioni preoperatorie e potrebbe variare da tempi rapidi per le forme lievi a diversi mesi per le forme più gravi.

La fisioterapia

Successivamente all’intervento è opportuno

affidarsi ad un fisioterapista per concentrarsi sul recupero di mobilità, forza e sensibilità

ed evitare la formazione di aderenze.

Fase di massima protezione

Nei primi giorni successivi all’intervento, bisogna avere delle accortezze, come ad esempio, evitare movimenti di flessione attiva del polso. 

Sin da subito, è importante iniziare ad effettuare esercizi di scivolamento attivo dei tendini e del nervo per evitare la formazione di aderenze che potrebbero limitare il movimento. Tali esercizi, se consentiti dalla sintomatologia, comprendono supinazione dell’avambraccio ed estensione del gomito. 

Altri esercizi riguardano movimenti di flesso/estensione attiva delle dita e del pollice, adduzione/abduzione delle dita ed opposizione del pollice. 

Sono effettuati, inoltre, movimenti attivi di estensione del polso, di deviazione radiale ed ulnare e di pronazione e supinazione. 

Ricordiamo che, oltre alla mobilizzazione del polso, è importante mobilizzare anche le articolazioni a monte, ovvero gomito e spalla, che fanno parte anch’esse del sistema funzionale di prensione/manipolazione.

Fase di protezione moderata/minima

Una volta che vengono rimossi i punti, ci si può concentrare su un trattamento più attivo. In questa fase, è prevista la mobilizzazione del tessuto cicatriziale per evitare formazione di aderenze e fibrosi della stessa cicatrice che andrebbero a limitare la funzionalità della mano.  Laddove necessario, si effettua uno stretching dei muscoli adduttore ed oppositore del pollice. 

Si continua, inoltre, con la mobilizzazione attiva del polso e delle dita e ci si concentra anche sul recupero di forza e destrezza. 

Esistono diverse tipologie di esercizio che prevedono l’utilizzo di appositi strumenti, come anche palline o elastici, per il rinforzo della muscolatura, e che possono essere svolti anche in autonomia dal paziente. 

Lo stesso dicasi anche per il recupero della destrezza, in cui vengono utilizzati diversi oggetti (bottiglie, plastilina, barattoli, schiaccianoci, pennelli) o appositi strumenti come il “quadro di ergoterapia”, in cui si ritrovano semplici gesti di vita quotidiana che in questi pazienti potrebbero essere compromessi e che quindi devono essere recuperati. Attraverso questi ultimi ausili, vengono stimolati i vari tipi di presa e non solo.

Da non dimenticare è la normalizzazione della sensibilità attraverso un programma di desensibilizzazione. Infatti, generalmente, quando il nervo è in sofferenza, la sensibilità ne risente tanto che a volte risulta del tutto assente. Una volta avvenuta la guarigione del tessuto nervoso, la sensibilità tende spesso ad aumentare al punto tale da determinare una ipersensibilità della zona, per tal motivo è utile impostare un programma di desensibilizzazione in modo tale da riportare la sensibilità ad un livello normale.

Immagine, con logo di Polimedica Melfi, di una mano di un paziente durante l'utilizzo di un “quadro di ergoterapia”. Foto di accompagnamento all'articolo dedicato alla Sindrome del tunnel carpale (CTS): trattamento postoperatorio.

Professionalità Polimedica

In Polimedica, il paziente è seguito da una squadra di professionisti composte da figure diverse, a partire da uno o più medici specialisti, di diverse branche, per arrivare al fisioterapista: l’obiettivo è garantire un trattamento pluridisciplinare e a 360 gradi.

Articolo realizzato con la supervisione di:

Dott. Giacomo Losavio

Specialista in neurologia, è uno dei medici che da più tempo collabora in Polimedica.

La sua formazione medica ruota principalmente attorno all’Università degli Studi di Bari; assume spesso la veste di relatore in importanti convegni italiani sulla Neurologia, presentando casi di studio.

Dott. Gennaro Lapadula

Neurochirurgo con importanti esperienze formative all’estero, in particolare negli U.S.A.

Titolare dal 2015 del dottorato di ricerca in “Tecnologie avanzate del distretto cranio oro maxillo-facciale” presso L’Università Sapienza di Roma.

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